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La Consulta Valsusa e Valsangone

Dalle considerazioni sulla necessità di fare squadra e rete fra le consorelle SOMS e Cooperative, il giorno 21 novembre del 2009, ad Avigliana presso il "Salone Sociale" della "Società di Mutuo Soccorso fra Artisti e Operai e Contadini di Avigliana" è nata "La Consulta SOMS e Cooperative delle Valli Susa e Sangone", composta inizialmente da 12 società, in seguito ingranditasi con il confluimento di altre 4 il 20 gennaio 2012. La Consulta è nata allo scopo di incentivare la mutualità, la solidarietà, la reciprocanza, lavorando in rete e ponendo degli obiettivi ambiziosi alle Società Mutuo Soccorso e Cooperative del territorio.

Il lavoro intrapreso sta dando importanti frutti grazie all'impegno di tutte le SOMS e Cooperative che partecipano attivamente ai progetti, oltre a condividere l'iscrizione alla Federazione Nazionale (FIMIV). Tra le nostre iniziative più recenti si annoverano le due mostre realizzate "Garibaldi nelle società operaie" e "Le residenze Sabaude"; il vero fiore all'occhiello è stata la realizzazione della clinica oftalmica mobile.

Nel corso degli anni abbiamo perfezionato numerose convenzioni operando nella prevenzione medica anche nei campi dell'ortopedia, della psichiatria, della dietetica e dell'alimentazione umana. Una novità rilevante è rappresentata dai servizi di Telemedicina, con possibilità di effettuare attività di prevenzione: cardiologica con ECG, per l'osteoporosi con MOC, dermatologica per la prevenzione dei melanomi con epiluminescenza e check-up generale mediante visita ed analisi, al termine dei quali viene rilasciato gratuitamente il referto.

Storia delle SMS

Le prime società di mutuo soccorso nacquero alla fine del 1700 come esperienze di associazionismo volontario per rispondere alle necessità dei lavoratori appartenenti ai ceti meno abbienti, che erano privi di qualsiasi forma di tutela, di previdenza o di assistenza. Così, nell’età della Rivoluzione Industriale nasce la mutualità moderna, fondata sull’unione delle forze per raggiungere obiettivi di promozione sociale ed economica.

In una società in cui non esisteva né la pensione né alcuna altra forma di previdenza, il capofamiglia che si ammalava lasciava moglie e figli in grande difficoltà. Se nelle campagne le vecchie famiglie patriarcali allargate potevano offrire un sostegno minimo, nelle città i nuclei familiari si trovavano isolati. Il soccorso reciproco si rivelò dunque una via quasi obbligata a tutela di chi era nel bisogno. Le società di mutuo soccorso, con una modica quota mensile, garantivano sussidi in caso di malattia, invalidità o morte dei soci, oltre a fondare scuole serali e professionali. L’obbligo di un contributo fisso educava alla parsimonia e garantiva la dignità degli associati.

Nel nuovo contesto socio-economico dell’800 il fenomeno crebbe sempre più, in particolare in Piemonte dove lo Statuto Albertino assicurava la libertà di associazione. Gradualmente gli statuti si ampliarono al sostegno creditizio, alla fornitura di materie prime, alla vendita di beni di prima necessità al prezzo di costo e alla costituzione di magazzini e forni sociali. È in tale contesto che nasce la cooperazione, nel grembo stesso delle società di mutuo soccorso.

Una comunanza di origini tra cooperative e società di mutuo soccorso, che deriva dalla stessa concezione di mutualità: intesa nelle prime con la gestione dell’impresa, nelle seconde con l'attività sociale di previdenza e assistenza.

In Italia le società di mutuo soccorso si diffusero rapidamente nel nord della penisola (Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia e Veneto) caratterizzandosi per la localizzazione prevalentemente urbana, la forte coesione professionale e la neutralità politica. Nel 1864 venne pubblicata la prima statistica ufficiale del fenomeno, e nel 1886 lo Stato ne disciplinò il riconoscimento con la Legge 15 aprile n. 3818.

Con il primo Novecento si affermò la legislazione sociale (nel 1912 venne costituito l’INA) e al 31 dicembre 1924 si contavano 5.719 mutue con circa 885.000 iscritti. Durante il periodo fascista molte società furono sciolte o soppresse. Dopo la guerra, con l'affermarsi dello Stato sociale e la copertura dei lavoratori dipendenti, l'attività si concentrò maggiormente sui lavoratori autonomi e sui liberi professionisti.

Oggi, di fronte alle sfide del welfare e della sanità, si riscoprono straordinariamente attuali quei valori originali di mutualità, solidarietà e sostegno integrativo della persona.